Silvano Agosti: il cinema come documento
Parole chiave:
Silvano Agosti, cinema indipendente italiano, cinegiornali liberi, Cesare Zavattini, Centro Sperimentale CinematograficoAbstract
ITA
Oggetto del saggio è il primo quindicennio della produzione di Silvano Agosti, dai cortometraggi che compongono la cosiddetta Trilogia della donna e della religione (1960-1962), realizzata negli anni di studi presso il csc, al terzo lungometraggio di finzione, Nel più alto dei cieli (1976) – che, in ragione della sua radicalità non meno espressiva che contenutistica, avrebbe determinato il sequestro della pellicola sino al principio degli anni Novanta e la conseguente e definitiva ostracizzazione del regista da parte del sistema cinematografico nazionale. Condotta in maniera diacronica, tale ricognizione si avvale dell’uso di fonti documentali primarie, sin qui non ancora pienamente investite dagli studi, per ricostruire le tappe principali attraverso cui Agosti elabora una visione tanto singolare quanto complessiva delle relazioni di co-implicazione, se non di identità, che intercorrono tra cinema d’autore e cinema indipendente, tra sperimentazione e montaggio, tra finzione e documentario. A tal fine, uno spazio centrale è accordato all’analisi dell’esperienza dei Cinegiornali Liberi del Movimento Studentesco romano (1968) di cui Agosti fu il principale protagonista e che segnano una netta cesura tanto rispetto al modello dei Cinegiornali Liberi zavattiniani quanto all’interno dell’opera stessa del regista dove dà luogo ad uno scarto, al tempo stesso, tecnico, linguistico ed estetico i cui effetti sono rintracciati, indagati e valutati a partire dalla discontinuità che separa il primo lungometraggio di finzione, Il giardino delle delizie (1967), dal secondo, N.P. – Il segreto (1970). Oltre ai dati e risultati esposti nello studio, il saggio propone, altresì, un’inversione metodologica in grado di mettere in valore il contributo fornito dalle pratiche di produzione militante, collettiva e documentaria, troppo spesso ridotte al grado di amatorialità, al cinema “1egittimo”, ovvero professionale, autoriale e finzionale.
ENG
This contribution aims to analyse the first fifteen years of Silvano Agosti’s film production, from the shorts that make up the so-called Trilogia della donna e della religione (1960-1962), made during his years of study at the csc, to the third feature fiction film, Nel più alto dei cieli (1976) - which, due to its radical nature in terms of both expression and content, led to the film’s sequestration until the beginning of the 1990s and the consequent and definitive ostracisation of the director from the Italian film system. Conducted in a diachronic manner, this exploration makes use of still not fully investigated primary sources, to retarce the main stages through which Agosti elaborates a vision which is singular and at the same time comprehensive of the relations of co-implication, if not of identity, between auteur cinema and independent cinema, between experimentation and montage, between fiction and documentary. To this purpose, the analysis of the experience of the Cinegiornali Liberi del Movimento Studentesco Romano (1968) is given central importance. Agosti was the main protagonist of this project which marks a clear break both from the model of Zavattini’s Cinegiornali Liberi and within the director’s own work, where it gives rise to a technical, linguistic, and aesthetic discrepancy the repercussions of which are investigated commencing from the discontinuity that differentiates the inaugural fiction feature film, Il giardino delle delizie (1967), from the second one, N.P. – Il segreto (1970). In addition to the data and results set out in this paper, the article also proposes a methodological inversion capable of highlighting the contribution made by militant, collective, and documentary production practices (too often reduced to a sort of amateurism) to the “rightful” cinema, i. e, the professional, authorial, and fictional one.
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- 2025-12-19 (2)
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