Dal fuori campo di Anna (noi non la conosciamo bene)
Parole chiave:
Anna, Alberto Grifi, Massimo Sarchielli, cinema indipendente italiano, Biennale Venezia 1975Abstract
ITA
Il corpus del materiale originario di Anna, di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli (1972-1975), è conservato su oltre 11 ore di nastri video da un quarto e da mezzo pollice, e in minima parte su pellicola 16 mm. L’analisi che muove questo saggio prova a re-interrogare Anna a partire dai suoi “fuori campo”. Lo studio del materiale non montato, infatti, ha evidenziato come quella di Grifi e Sarchielli sia da considerarsi come un’operazione di rigenerazione del linguaggio cinematografico in grado di articolare diversamente il rapporto tra tecnica, dispositivo e ideologia. La riflessione muove dal “corpus” delle immagini, dalla loro ritrovata – e restaurata – visibilità, al corpo-fatto-immagine di Anna, nel tentativo di ritracciare il materiale come una messa in forma critica di una teoria del cinema. Se una prima parte è dedicata alla registrazione video del dibattito successivo alla proiezione di Anna in occasione delle Manifestazioni Cinematografiche della Biennale del 1975 – dibattito assunto qui come prisma teorico – la seconda parte si concentra su alcuni “punti di svolta” che hanno segnato l’intero processo di realizzazione del film – il passaggio dalla pellicola al videotape, la scoperta dei pidocchi tra i capelli di Anna, e l’ingresso in scena di Vincenzo.
ENG
The original footage of Anna, by Alberto Grifi and Massimo Sarchielli (1972–1975), is preserved in over eleven hours of ¼-inch and ½-inch videotapes, and to a lesser extent on 16mm film. This essay seeks to re-examine Anna through its “off-screen” elements. The study of the unedited material reveals that Grifi and Sarchielli’s work can be understood as an operation of re-generation of cinematic language—capable of reconfiguring the relationship between technique, apparatus, and ideology. The reflection moves from the corpus of image restored and made newly visible—to Anna’s body-as-image, in an attempt to retrace the material as a critical shaping of a theory of cinema. While the first part of the essay focuses on the video recording of the debate that followed the screening of Anna at the 1975 Venice Biennale Film Events—considered here as a theoretical prism—the second part examines several “turning points” that marked the entire production process: the shift from film to videotape, the discovery of lice in Anna’s hair, and the entrance of Vincenzo onto the scene.