Il fondo archivistico Giorgio Turi
Parole chiave:
Giorgio Turi, cinema indipendente italiano, cinema sperimentale, Centro Sperimentale di Cinematografia, Cooperativa Cinema Indipendente ItalianoAbstract
ITA
Il saggio ha come prima vocazione quella di condurre alla scoperta del pensiero e dell’opera di Giorgio Turi, regista sperimentale romano attivo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, attraverso lo studio documentale del fondo archivistico dell’autore conservato presso la Biblioteca Luigi Chiarini di Roma (Fondazione csc). In tal modo il contributo opera attraverso una forbice analitica che da un lato vede inevitabilmente il riesame dei settori di circuitazione dei film indipendenti degli anni Sessanta e Settanta in Italia, e non solo: una mappa situata che aiuta a guardare nel suo insieme la costellazione dei titoli delle pellicole, i loro autori, i nomi dei critici, gli intellettuali e studiosi più presenti, facilitandoci al contempo l’accesso ai discorsi teorici associati e ai luoghi della loro enunciazione. Dall’altro, mette in luce, come nella preliminare dichiarazione di intenti, il percorso artistico-professionale di Giorgio Turi a partire dal carteggio privato e in relazione al contesto storico di riferimento: (I) i primi passi nel cinema sperimentale americano e il ruolo nella Cooperativa Cinema Indipendente - cci; (II) il coinvolgimento nella prassi del cinema pedagogico-scientifico durante il suo incarico come ricercatore presso il cnr per l’Istituto di pedagogia dell’Università di Roma; (III) la collaborazione con la rai e l’approdo dell’autore a una scrittura impegnata sul fronte del film etnografico e dunque a un cinema di ricerca socio-antropologica; (IV) non da ultimo il cammino a braccio fra teoria e pratica. Vale a dire che l’operato della sua produzione filmica è in giustapposizione a un pensiero composito, fatto tanto di modelli estetico-semiotici che sigillano le avanguardie storiche europee allo sguardo della seconda avanguardia americana, quanto di riflessioni ed energie fattive della sinistra italiana resesi manifeste nell’interesse autentico di Turi per il mondo cooperativistico tout court. Il contributo va letto all’interno di un lavoro più ampio che guarda all’area degli studi italiani e alla produzione filmica nazionale, con specifica attenzione volta all’esplorazione degli archivi di persona e alle filmografie e videografie sperimentali dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.
ENG
The primary aim of this essay is to explore the thinking and work of Giorgio Turi, an experimental Roman filmmaker active between the 1960s and 1980s, through a documentary study of the author's archive held at the Luigi Chiarini Library in Rome (csc Foundation). To do so, the contribution operates through an analytical approach that involves a re-examination of the circulation of independent films in Italy in the Sixties and Seventies, and more: a situational map that helps us looking at the constellation of film titles, their authors, and the names of the most prominent critics, intellectuals, and scholars as a whole, while facilitating our access to the associated theoretical discourses and the places where they were enunciated. On the other hand, it highlights Giorgio Turi's artistic and professional career, starting from his private correspondence and in relation to the historical context of reference: (I) his first steps in American experimental cinema and his role in the Cooperativa Cinema Indipendente (cci); (II) his involvement in educational and scientific cinema during his tenure as a researcher at the cnr for the Institute of Pedagogy at the University of Rome; (III) his collaboration with rai and the author's arrival at a committed writing style in the field of ethnographic film and, therefore, socio-anthropological research cinema. (IV) Last but not least, his journey between theory and practice. In other words, Turi’s film production is juxtaposed with a composite thought process, consisting both of aesthetic-semiotic models that seal the historical European avant-garde to the gaze of the second American avant-garde, and of reflections and energies of the Italian left that manifested themselves in the filmnaker’s genuine interest in the cooperative world tout court. This contribution should be read within the context of a broader work that looks at the field of Italian studies and national film production, with a specific focus on the exploration of personal archives and experimental filmographies and videographies from the Sixties to the Eighties.